Lettera d’amore perduta 2

 

 

     



 

Mia Diletta,

Ora ho ancora il mio ricordo da custodire e rivivere e, sebbene a volte mi assalga una cupa disperazione, esso rappresenta per me finalmente una realtà, un conforto incessante.
Come potrei dimenticare? Siamo seduti accanto, io e te, in un tranquillo meriggio de estate. Tu parli fitto fitto, giocherellando con il piede sui ciottoli. Di tanto in tanto sollevi lo sguardo verso di me, guardandomi intenta da sotto la tesa del cappellino.
Io taccio, poi anche il tuo parlare si spegne; rimaniamo intenti, silenziosi, soli al mondo.
Che bisogno vi era di parlare?